Fondi strutturali e d’investimento europei: a che punto siamo?

Si sostiene spesso che l’Italia non riesca ad utilizzare le risorse dei fondi strutturali e d’investimento europei (fondi SIE). Eppure la programmazione 2007-2013 si è conclusa con il quasi totale assorbimento dei 27,9 miliardi di risorse stanziate; sono stati persi solo 193 milioni. Ciò non vuol dire che la spesa sia stata rapida o di alta qualità. Si è fatto infatti ampio ricorso agli strumenti di flessibilità consentiti dalla Commissione per evitare di perdere risorse. L’utilizzo di questi strumenti, infatti, ha permesso di effettuare i pagamenti per alcune tipologie di progetti ben oltre il 2013. La normativa europea all’epoca consentiva infatti di spendere le risorse entro il 31 dicembre 2015, ma per alcuni progetti è stato possibile spendere le risorse fino al 2019 e in alcuni casi la spesa sarà possibile fino addirittura al 2023.

Cosa è successo nella programmazione 2014-2020? L’attuazione del piano è iniziata in ritardo, in parte a causa della tardiva adozione del quadro normativo europeo, e in parte anche per l’accavallamento di risorse che si è creato per l’utilizzo degli strumenti di flessibilità consentiti dalla Commissione Europea. Una recente comunicazione dell’Agenzia per la coesione territoriale ha però indicato che gli obiettivi minimi di spesa sono stati raggiunti e che quindi le risorse per il settennato 2014-20 (allocate nel 2017) non saranno perse. In realtà le cose sono un po’ più complicate.

A che punto siamo nella spesa dei fondi europei per il 2014-20?

Nel Quadro finanziario pluriennale appena concluso (QFP 2014-2020) per l’Italia erano stati stanziati 44,6 miliardi da cinque dei Fondi strutturali e d’investimento europei (fondi SIE). Queste risorse sono state impegnate nel bilancio europeo in rate annuali dal 2014 al 2020. Per non perdere queste risorse impegnate per annualità è necessario che, sulla base della cosiddetta regola N+3, queste siano spese entro la fine del terzo anno successivo a quello dell’impegno nel bilancio europeo. In altre parole, gli importi impegnati nel 2015 devono essere spesi entro il 31 dicembre del 2018. Se questi termini non vengono rispettati, le risorse europee vengono disimpegnate, e quindi perse.

L’utilizzo dei Fondi SIE, infine, si basa sul principio di addizionalità: i contributi erogati tramite i fondi devono aggiungersi agli investimenti strutturali o alla spesa pubblica degli Stati membri e non sostituirsi ad essi. Per questo i progetti finanziati con risorse europee devono essere cofinanziati anche da risorse nazionali ad un tasso di cofinanziamento concordato con la Commissione Europea. Nel QFP 2014-2020, per l’Italia è stato deciso un cofinanziamento nazionale di 30,5 miliardi. In complesso, quindi gli stanziamenti ammontano 75,1 miliardi di euro (44,6 + 30,5 miliardi).

Gli ultimi dati aggiornati della Commissione Europea sulle spese dei fondi SIE risalgono al 30 giugno 2020. Secondo questi dati, a metà 2020 erano stati allocati a specifici progetti dall’Italia solo l’81 per cento dei fondi impegnati nel bilancio europeo ed effettivamente spesi solo il 39 per cento. In media gli Stati europei avevano invece già allocato il 96 per cento delle risorse e ne avevano già spese il 51 per cento. L’Italia è quindi tra i paesi più lenti nell’utilizzo delle risorse europee, solo la Spagna e il Lussemburgo lo sono stati di più.

 

 

Fonte: Osservatorio CPI

Articoli simili