{"id":1802,"date":"2025-08-27T14:08:35","date_gmt":"2025-08-27T12:08:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.hermescse.eu\/?p=1802"},"modified":"2025-08-27T14:09:33","modified_gmt":"2025-08-27T12:09:33","slug":"lunione-europea-verso-lirrilevanza-politica-ed-economica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hermescse.eu\/fr\/lunione-europea-verso-lirrilevanza-politica-ed-economica\/","title":{"rendered":"L&#8217;Unione Europea verso l&#8217;irrilevanza politica ed economica"},"content":{"rendered":"<p>Nel testo che segue analizziamo con qualche dettaglio la situazione e le prospettive economiche dei Paesi facenti attualmente parte dell\u2019Unione Europea, concentrandoci comunque soltanto su alcuni aspetti della questione. Il quadro appare allarmante e senza grandi prospettive.<\/p>\n<h6><strong>L<span style=\"color: #003366;\">a competizione mondiale sulle tecnologie avanzate.<\/span><\/strong><\/h6>\n<p>Un\u2019analisi svolta recentemente ha analizzato la posizione competitiva dei vari Paesi del mondo nel campo delle tecnologie avanzate. In 37 dei 44 settori analizzati nella ricerca la Cina \u00e8 il paese guida, superando anche gli Usa, che mantengono il primato soltanto in 7 settori. Nessuno degli altri Paesi, compresi quelli europei, ha una posizione di leadership in qualcuno di essi. Il paese asiatico tende a posizionarsi, secondo lo studio, come la superpotenza scientifica e tecnologica principale del mondo. La Cina genera da sola all\u2019incirca il 50% del totale mondiale degli articoli scientifici ad alto impatto. Pu\u00f2 darsi che lo studio, per alcuni aspetti, sovrastimi la dominazione cinese, ma in ogni caso esso fotografa una situazione corretta nelle grandi linee, in particolare in relazione al ruolo dei paesi europei.<br \/>\nAbbiamo rilevato in effetti che esiste un grande gap tra Cina e Stati Uniti da una parte e tutti gli altri Paesi dall\u2019altra. I dati indicano che c\u2019\u00e8 una serie di Paesi collocabili in seconda fila; tale gruppo \u00e8 guidato da India e Gran Bretagna, mentre gli altri Stati europei rimangono ancora un poco indietro.<br \/>\nConsideriamo il campo dei chip. Nel 1990 l\u2019Europa produceva il 44% degli stessi e gli Stati Uniti pi\u00f9 o meno era sugli stessi valori; nel 2022 siamo al 9% del totale per l\u2019Europa e al 12% per gli Stati Uniti. Ma mentre gli Stati Uniti dovrebbero avere in funzione 14 nuove fabbriche di semiconduttori entro il 2025, i Paesi europei e il Medio Oriente ne avranno soltanto 10, la Cina e Taiwan ne stanno avviando ben 43. Senza considerare i nuovi insediamenti della Corea del Sud e del Giappone. La preponderanza dell\u2019Asia appare netta.<\/p>\n<h6><strong><span style=\"color: #003366;\">Settore delle energie rinnovabili.<\/span><\/strong><\/h6>\n<p>Per quanto riguarda la produzione di pannelli fotovoltaici, la Cina ne produrr\u00e0 ancora nel 2030, secondo le previsioni, all\u2019incirca l\u201980% del totale mondiale, mentre quella dei paesi europei continuer\u00e0 ad essere sostanzialmente irrilevante, anche se ci sono dei programmi importanti in atto. Nel campo dell\u2019energia eolica la Cina arriver\u00e0 ancora nel 2030 ad oltre il 60% del totale e in questo caso i paesi della UE hanno una posizione di un certo rilievo, poco distante dal 20%, ma frutto anche di una perdita di velocit\u00e0; la due principali imprese europee del settore presentano infatti in questo momento rilevanti difficolt\u00e0 tecnologiche e finanziarie, mentre in questi mesi, in Cina si inaugura un impianto che prevede la messa in opera delle pale eoliche di pi\u00f9 grandi dimensioni al mondo. Per quanto riguarda la produzione di batterie assistiamo al solito predominio cinese, con il 75% circa del totale della produzione mondiale nel 2030, mentre l\u2019UE si collocherebbe tra il 10% e il 15% del totale, anche se ci sono in campo dei progetti di espansione importanti.<br \/>\nIncidentalmente, abbiamo assistito nel tempo alla messa al bando da parte degli Stati Uniti e di conseguenza automaticamente da parte di molti paesi europei vassalli, delle tecnologie di telecomunicazione cinesi e segnatamente delle societ\u00e0 Huawei e Zte; ma tale mossa, lungi dal favorire le imprese europee concorrenti Ericsson e Nokia, le ha fortemente indebolite, con rilevanti difficolt\u00e0 tecniche e finanziarie.<br \/>\nPi\u00f9 in generale, nella classifica delle principali imprese tecnologiche del mondo sulla base del loro fatturato, le prime due imprese europee, la tedesca SAP e l\u2019olandese ASML si collocano abbastanza in basso, mentre dominano le imprese statunitensi, cinesi e pi\u00f9 in generale quelle asiatiche.<br \/>\nQuesta situazione viene naturalmente da lontano ed \u00e8 la conseguenza di molteplici fattori. Ne ricordiamo soltanto uno, quello relativo alle strategie dell\u2019Unione Europea.<br \/>\nSino a qualche anno fa anche soltanto usare l\u2019espressione \u201cpolitica industriale\u201d era considerato anatema a Bruxelles ed anche i singoli paesi dell\u2019Unione non osavano, di conseguenza, avventurarsi in programmi di sostegno pubblico ai settori avanzati. Poi, di fronte all\u2019evidenza di una situazione di forte arretratezza rispetto a Usa e Cina nelle tecnologie avanzate, Bruxelles ad un certo punto ha cercato di colmare il gap. Sono stati cos\u00ec varati diversi programmi di intervento, da quello sulla robotica a quelli sui chip e sull\u2019intelligenza artificiale. Ma non c\u2019\u00e8 da aspettarsi molto da tali progetti, le risorse stanziate sono molto al di sotto di quanto sarebbe necessario e comunque si \u00e8 partiti tardi e lentamente per difficolt\u00e0 burocratiche e di altro tipo.<\/p>\n<h6><strong><span style=\"color: #003366;\">Alcuni residuali punti di forza dell\u2019Europa<\/span><\/strong><\/h6>\n<p>Il modello economico dei paesi della UE si basa comunque sempre meno sulle tecnologie avanzate, che sono il prossimo futuro dell\u2019economia e punta molto invece su settori pi\u00f9 tradizionali, peraltro in parte vacillanti. Appare evidente che l\u2019economia europea si trova in gravi difficolt\u00e0 rispetto al suo possibile modello di sviluppo, come si pu\u00f2 constatare da una veloce analisi.<br \/>\nNell\u2019auto la forte innovazione in atto nel mondo (elettrificazione, digitalizzazione, guida autonoma) pone ora in primo piano soprattutto la Cina e in parte gli Stati Uniti, rischiando di mettere sostanzialmente fuori gioco Stellantis e Renault, che comunque stanno tentando una marcia di avvicinamento ai cinesi, mentre i produttori tedeschi sono in difficolt\u00e0, ma cercano di resistere grazie ai forti legami gi\u00e0 presenti sempre con la Cina. L\u2019auto \u00e8 stata sino ad oggi, comunque, l\u2019asse portante principale dell\u2019industria nel nostro continente e comunque l\u2019Europa poteva contare sino a ieri sulle prodezze tecnologiche tedesche nel settore, che oggi tendono per\u00f2 quasi all\u2019irrilevanza (il costo delle auto tende ad essere ormai costituito per il 40% da quello delle batterie e per un altro 40% da quello del software). Le tradizionali raffinatezze tecniche di Mercedes, BMW, Audi saranno sempre pi\u00f9 relegate ad una piccola nicchia del mercato.<br \/>\nAnche nella chimica, altro tradizionale punto di forza dell\u2019economia europea, il continente viaggia verso l\u2019irrilevanza. Le previsioni al 2030 vedono la Cina controllare il 50% del mercato mondiale, mentre in Europa resterebbe solo il 10%; attualmente considerati gli alti costi dell\u2019energia nel nostro continente, in particolare le imprese tedesche tendono sempre pi\u00f9 a concentrare i loro investimenti in Cina e negli Usa. Nell\u2019elettronica di consumo dominano di nuovo i produttori asiatici, con qualche eccezione Usa. Minacce crescenti si registrano anche nel campo dei macchinari industriali.<br \/>\nL\u2019economia dell\u2019UE registra una forte presenza, tra l\u2019altro, nel settore del turismo (i Paesi europei sono la principale destinazione turistica del mondo), nell\u2019agroalimentare, nel lusso, nel campo bancario ed in quello assicurativo. Nei primi due settori la presenza europea dovrebbe rimanere forte nel tempo, ma per quanto riguarda quello del turismo si tratta di un\u2019attivit\u00e0 mediamente povera e a bassa qualificazione degli addetti, mentre quella del lusso \u00e8 caratterizzata da alti margini di profitto. Ma si pu\u00f2 prevedere che in relativamente pochi anni anche questo spazio vedr\u00e0 moltiplicarsi la presenza dei produttori asiatici. Nel campo bancario gli istituti del continente sono molto pi\u00f9 piccoli come dimensione di quelli cinesi e molto meno redditivi, circa la met\u00e0, di quelli Usa. I grandi fondi di investimento nel mondo sono controllati da Usa, Cina, paesi del Golfo, con soltanto qualche appendice relativamente minore nella UE. Anche nelle altre strutture finanziarie sono gli Stati Uniti a dominare la scena (private equity, venture capital, ecc.).<br \/>\nPersino nelle attivit\u00e0 agricole le cose non vanno molto bene. A livello europeo il settore \u00e8 oggi un grande importatore di input dall\u2019esterno, mentre vende per la gran parte prodotti a basso valore aggiunto che invia in particolare verso la Cina, da cui importa invece produzioni a valore aggiunto crescente.<br \/>\nNell\u2019ultimo periodo, a partire dalla Germania, si va diffondendo la paura della de- industrializzazione. La crescita dei mercati esterni, in particolare asiatici, l\u2019alto costo dell\u2019energia, gli incentivi Usa, stanno in effetti facendo maturare nel nostro continente la tendenza di molte imprese a tentare la fuga verso altri lidi o comunque a cedere la propriet\u00e0 delle loro aziende ad altri protagonisti. Hanno fatto sensazione di recente nel paese teutonico da una parte l\u2019acquisizione da parte degli americani del principale produttore europeo di pompe di calore, dall\u2019altra l\u2019annuncio da parte della BASF, la pi\u00f9 grande impresa chimica del continente, dell\u2019avvio della costruzione in Cina di un grande impianto produttivo, mentre venivano ridimensionati i suoi piani di investimento in Germania.<\/p>\n<h6><strong><span style=\"color: #003366;\">Il confronto tra UE, UK, USA<\/span><\/strong><\/h6>\n<p>Nel 2008 le economie di Stati Uniti e Unione Europea erano grosso modo della stessa dimensione, anzi quella della Ue presentava un livello del pil un poco superiore. Ma dopo di allora l\u2019andamento dei due blocchi \u00e8 stato sempre pi\u00f9 divergente. Oggi il PIL statunitense \u00e8 all\u2019incirca pi\u00f9 grande di un terzo rispetto a quello europeo e senza la Gran Bretagna di circa il 50%. E comunque l\u2019Europa dipende dagli Stati Uniti per le tecnologie, l\u2019energia, il capitale e la protezione militare.<br \/>\nLe cose continuano in ogni modo a deteriorarsi. Nel 2025 l\u2019economia dei paesi della UE crescer\u00e0, se tutto va bene, dello 0,7%, mentre quella statunitense dovrebbe farlo tre volte tanto; peraltro la Gran Bretagna far\u00e0 ancora peggio, siamo allo 0,5%. Questo dominio Usa si estender\u00e0 anche nel 2026 e oltre.<br \/>\nLe difficolt\u00e0 in cui si dibatte l\u2019UE \u00e8 manifestata dai contorcimenti in cui in questo momento si dibatte il pi\u00f9 importante dei suoi membri, la Germania, mentre l\u2019Italia, come \u00e8 noto, non cresce significativamente da pi\u00f9 di trenta anni.<br \/>\nMa da cosa dipende tale egemonia recente degli Stati Uniti? Le ragioni sono molte, dal pi\u00f9 forte stimolo pandemico, alle ripercussioni dell\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina, al boom del settore tecnologico, alla pi\u00f9 larga disponibilit\u00e0 di capitali, mentre anche gli investimenti e la produttivit\u00e0 crescono di pi\u00f9 in Usa e la nostra appare come una societ\u00e0 che invecchia.<\/p>\n<h6><span style=\"color: #003366;\"><strong>I divari economici nell\u2019UE<\/strong><\/span><\/h6>\n<p>Bisogna comunque ricordare che non tutti i paesi dell\u2019UE sono uguali.<br \/>\nSi potrebbe a questo proposito presentare delle analisi molto dettagliate in varie direzioni. Il settimanale economico britannico The Economist ha cercato, in una sua elaborazione, di classificare i vari paesi facenti parte dell\u2019Unione Europea sulla base di cinque parametri particolari; certo essi, almeno in qualche caso, appaiono discutibili, ma alla fine il quadro che ne risulta sembra abbastanza significativo. I parametri considerati sono il livello di inflazione, quello del debito pubblico e privato, la dinamica demografica, gli sforzi di decarbonizzazione delle varie economie, il livello di scambi commerciali con i paesi \u201cautocratici\u201d, criterio quest\u2019ultimo, a nostro parere, assai discutibile. Il risultato complessivo vede intanto classificarsi ai primi posti tra quelli virtuosi alcuni paesi piccoli (Irlanda, Malta, Cipro, Lussemburgo, Danimarca, Croazia); tra quelli pi\u00f9 importanti, la classifica vede al primo posto la Francia, poi molto pi\u00f9 in basso la Germania, ancora la Spagna, seguita dalla Polonia, mentre l\u2019Italia si colloca al penultimo posto insieme alla Slovacchia e precedendo soltanto l\u2019Ungheria.<\/p>\n<h6><span style=\"color: #003366;\"><strong>La subalternit\u00e0 europea agli USA<\/strong><\/span><\/h6>\n<p>Pur nell\u2019ambito di evidenti differenze nella collocazione dei vari paesi dell\u2019Unione Europea in una possibile classifica delle virt\u00f9 economiche, il quadro generale che esce fuori dalla collocazione di tale gruppo di paesi nell\u2019ambito dell\u2019economia mondiale attualmente e all\u2019orizzonte 2030 non appare certo roseo e non si vede come la situazione possa migliorare in concreto nei prossimi anni. Gruppi dirigenti imbelli a Bruxelles ed altrove, la forte spinta economica e tecnologica dei due grandi blocchi \u201crivali\u201d ed anche di una serie di paesi minori, le rilevanti divisioni politiche presenti tra le singole entit\u00e0 facenti parte dell\u2019Unione, la carenza di capitali effettivamente mobilitabili e di investimenti, l\u2019elevato tasso del debito pubblico, soprattutto in alcuni paesi, l\u2019alto livello di inflazione, le pressioni politiche statunitensi che sono in grado di indirizzare le scelte dell\u2019Unione nella direzione dei loro interessi esclusivi, sono tutti fattori che sembrerebbero contribuire ad ostacolare sviluppi positivi. L\u2019Unione avrebbe, tra l\u2019altro, bisogno per progredire di aprirsi sempre pi\u00f9 in e tutte le direzioni geografiche, mentre la tendenza, imposta dagli Usa, appare quella di rinchiudersi quanto pi\u00f9 possibile nel pi\u00f9 ristretto campo atlantico e questo, incidentalmente, anche in quello politico, come indicano le recenti vicende dell\u2019Ucraina e di Israele, usate tra l\u2019altro strumentalmente per far prosperare l\u2019industria delle armi, ma anche in questo caso soprattutto di quella statunitense. I risultati non saranno presumibilmente alla fine molto brillanti. Non resta che sperare di essere in qualche modo contraddetti sulle sorti dell\u2019Europa dall\u2019imprevedibile incidere della ruota della storia.<\/p>\n<p>Testi citati nell\u2019articolo<br \/>\n&#8211; Vincenzo Comito art. Fuori Collana<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel testo che segue analizziamo con qualche dettaglio la situazione e le prospettive economiche dei Paesi facenti attualmente parte dell\u2019Unione Europea, concentrandoci comunque soltanto su alcuni aspetti della questione. Il quadro appare allarmante e senza grandi prospettive. La competizione mondiale sulle tecnologie avanzate. 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