Un'immagine in bianco e nero con effetto Bokeh, con in primo piano una sezione di un palo della luce con attaccatto un adesivo che mostra le parole "big data is watching you"

Dal World Wide Web ai Wide Regional Webs: La geopolitica muove la tettonica di Internet verso lo Splinternet

L’idea originale di Internet era la libera circolazione delle informazioni che avrebbe dovuto supportare ed incoraggiare la democrazia in tutto il mondo.

Alla vigilia del quarto del secolo ventunesimo ci ritroviamo una Internet fortemente balcanizzata e sottoposta a vasti interventi di controllo governativo di molti paesi opposti per ideologia o per interesse economico al blocco occidentale.

Internet è sempre stato una Pangea geologica americana e guidata dallo sviluppo tecnologico e dal impronta culturale americana.

In tempi recenti si sta assistendo ad una progressiva deriva dei continenti con Paesi come la Russia, che attraverso proxy nazionali possono divenire isole Internet quando vogliono, dove si parla russo, dove si scrive in cirillico non traslitterato e si paga solo con la carta di credito Mir, che è l’unica accettata nel loro circuito e-commerce.

In altre parole Internet passa per dei nodi controllati dallo stato e lo Stato può intervenire a suo piacimento, in altre parole crea un Proxy Nazionale di controllo di tutto il traffico Internet.

In Molti Paesi cominciano o hanno cominciato ad essere tentati da questo modello, che sancirebbe se non la fine della globalizzazione digitale del web, almeno una sua forte balcanizzazione con una naturale perdita di quella matrice un po’ anarchica ma anche democratica che per anni è stata la Netiquette del Web.

Nascono così nuove cortine digitali di ferro, che limitano la libertà degli user internet di diversi paesi e tendono a controllare comportamenti anomali, comportamenti critici o antagonisti.

Non è solo una questione di web, il tema cavi sottomarini su cui insiste il 90% del traffico internet è un’altra variabile critica.

I cavi sottomarini sono relativamente fragili e facilmente danneggiabili.

Ogni anno si verificano numerosi incidenti in cui i cavi vengono tagliati o danneggiati.

La maggior parte di questi episodi sono causati dalla navigazione o da fattori ambientali.

Tuttavia, negli ultimi mesi sono aumentati i timori legati a sabotaggi dovuti alle aree di frizione, di guerriglia e guerra manifesta.

Anche le soluzioni alternative (satellitari) non sono in grado di trasferire tera e tera di traffico come l’infrastruttura fisica.

Un ipotesi per il futuro individua questa risorsa critica come altamente monitorata, non èun caso che l’industria militare subacquea sta progettando sottomanini con a bordo mini batiscafi sganciabili per operazioni sul fondo.

In definitiva anche i cavi saranno separati in base alla geopolitica dei blocchi avversi.

Lo “Splinternet” (dall’inglese splinter: scheggia) è ormai una realtà e dallo splinternet nascono i Cyberwall, sistemi proxy nazionali che controllano, traffico, utenti e regole del loro Internet nazionale. Risultato: dal 2019 circa 35 paesi hanno ristretto l’accesso a Internet o limitato i social media internazionali e nazionali, per lo più africani e ed euro asiatici con qualche paese specifico in sud america. Da rilevare che durante il grande terremoto turco di qualche settimana il governo impone il blocco dei social media per una settimana al fine, secondo la fonte statale, di non diffondere panico tra i cittadini, insomma non vi mandiamo aiuti blocchiamo Internet.

Anche i giganti del web si stanno piegando alla frammentazione: i membri del cosiddetto gruppo Gafa (Google, Amazon, Facebook e Apple) si stanno imponendo autolimitazioni nei loro servizi alle barriere, ai firewall, alle circonvenzioni imposte da alcuni governi pur di rimanere in certi mercati.

Già qualche anno fa l’allora ceo di Google, Eric Schmidt, immaginava un Internet del futuro diviso tra il blocco cinese e quello americano.

Se dovessimo analizzare lo Splinternet tra Europa, Usa e Cina (e Cina-like), avremmo tre differenti risposte di utilizzo della Rete: l’Europa protegge gli user, gli Usa li responsabilizzano e la Cina li controlla.

Ciascuno prevedendo, alternativamente, regole pesanti (come il Gdpr in Europa), regole leggere (negli Usa) o rigide direttive sanzionatorie statali da parte delle autorità (in Cina). Del resto, l’organo di controllo del web è l’Internet corporation for assigned names and numbers (Icann) che risiede negli Usa e obbedisce alle leggi americane. Ecco perché chi in Cina ha valutato seriamente il tema della sovranità digitale, ha voluto stabilire un proprio quadro giuridico, hardware e di protocollo di instradamento: il “Golden shield”, che noi occidentali chiamiamo il “Great Firewall”. A tutto ciò sono spesso associati episodi di censura.

In poche parole, è lo stesso governo Cinese a decidere cosa possono sapere o meno i suoi cittadini via Internet e social media.

Stando ad alcuni dati, sarebbero ben 10 mila le censure al giorno in Cina.

Non solo Cina qualche altro esempio?

Etiopia, Corea del Nord, Bielorussia, Iran, Siria, Arabia Saudita, Russia e Vietnam sono solo alcuni dei governi che scelgono di ricorrere alla censura delle notizie in Rete.

Nel corso degli ultimi anni si sono poi aggiunti a questo elenco anche Sudan e Camerun, Guinea, Ciad e India e molti paesi del Centro Africa.

E la Russia?

Nel 2019 la Duma russa ha approvato una legge che sancisce l’indipendenza di Runet (il cyber-space russo). Nello stesso anno le autorità hanno già testato con successo la “secessione” tecnologica dal world wide web.

L’Ucraina per esempio proibisce l’uso di informazioni e social media russi, in concomitanza con l’attuale conflitto in corso. Va anche detto che spesso la minaccia cibernetica esterna è usata come uno spauracchio per obbligare gli utenti di certi Paesi a usi parzializzati del web.

La Rete ha perso la sua innocenza, la sua anarchia, il suo potere di arrivare alla gente e i governi illiberali la vedono come uno splendido modo per controllare i propri cittadini. In altre parole, i governi vogliono controllare le proprie reti nazionali per impedire ai cittadini di accedere a notizie che possano risvegliare le coscienze e mettere in cattiva luce i propri governanti. Un esempio lampante è il recente bocco di Internet in Iran dopo le proteste innescate dalle donne Iraniane.

Cosi come è famoso il caso Venezuela dove il Governo ha bloccato l’accesso al Google Play Store, impedendo ai cittadini di scaricare app che avrebbero potuto consentire loro di comunicare e accedere alle informazioni all’insaputa del governo”.

Tecnicamente la censura viene messa in moto secondo diverse modalità e passaggi. Il Browser filtering filtra i contenuti dei siti, l’E-mail filtering agisce sulle informazioni contenute nei messaggi di posta elettronica, il Client filtering è un software gestito da un amministratore sull’intero sistema, l’Internet Service Provider (ISP) filtering è il controllo esercitato direttamente dai fornitori dei servizi Internet, il Domain Name System (DNS) filtering tenta di impedire la ricerca di domini che non rientrano in una serie di criteri e, infine, il Search engine filtering è un filtro implementato direttamente dai motori di ricerca, come Google e Bing, per oscurare i risultati della ricerca giudicati inappropriati.

È chiaro che questa piccola lista di esempi non è assolutamente paragonabile ai sistemi cinesi e russi di controllo massivo del traffico Internet, dei profili utente, dei gusti degli user e delle idee sui blog, tanto che in alcuni casi degli “avatar sintetici” attirano utenti in carne e ossa in blogpot (blog trappola) di discussione critica riguardo certi governi per profilare oppositori e semplici critici del sistema.

Anche l AI potrebbe essere resa uno splendido strumento di controllo per regimi autoritari.

Certo, la tendenza si consoliderà, l’esibizione della sovranità digitale esercitata sul proprio ecosistema Internet con il controllo totale della propria Rete nazionale.

Al World Economic Forum del 1999 John Perry Barlow autore della Dichiarazione di Indipendenza del Cyberspace intervenne affermando: “Voi, governi dei paesi industrializzati, annoiati giganti di carne e di acciaio, io vengo dallo spazio cyber, la nuova sede della Mente. In nome del futuro, chiedo a voi del passato di lasciarci soli. Non siete benvenuti tra noi. Non avete sovranità dove noi ci uniamo”.

Alla luce dei fatti odierni il controllo statale di Internet da parte di governi autoritari rende i cittadini sudditi sorvegliati e i paesi esteri nemici digitali. John Perry Barlow morto nel 2018 si starà girando nella tomba.


Articolo di di Marco Braccioli | Member of the Centro Studi Europeo Steering Committee