Storica firma dell’Accordo UE-Mercosur
Giova premettere che il tema odierno richiede, per la risposta ai quesiti che suscita, una acuta ed approfondita disamina attraverso un approccio eclettico per una visione olistica considerando, pertanto, diverse prospettive.
Dopo 25 anni di negoziati l’Unione Europea e il Mercosur hanno firmato ad Asuncion uno dei più importanti accordi commerciali al mondo, in grado di creare un’ area di libero scambio pari al 20% del Pil mondiale, creando nuove opportunità per 700 milioni milioni di persone.
Si tratta di un passaggio di portata storica, non solo per le dimensioni economiche dell’intesa, ma soprattutto per il modello di integrazione commerciale che essa propone; un accordo che ambisce a creare una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, coinvolgendo un mercato potenziale di oltre 700 milioni di consumatori, e che al contempo cerca di tenere insieme liberalizzazione degli scambi, tutela delle filiere sensibili, sostenibilità ambientale e protezione delle eccellenze territoriali europee.
Tuttavia, in un contesto geopolitico segnato da crescenti tensioni commerciali, da politiche protezionistiche e da una frammentazione delle catene del valore globali, l’accordo UE–MERCOSUR si inserisce come una scelta strategica di apertura controllata, volta a rafforzare la competitività dell’industria e dell’agroalimentare europeo senza rinunciare ai propri standard normativi.
Il problema dei dazi UE-Mercosur riguarda un accordo commerciale storico per l’eliminazione o riduzione dei dazi su gran parte degli scambi, ma incontra forti opposizioni, soprattutto dall’agricoltura europea, per timori di concorrenza e impatto ambientale/sanitario, mentre i sostenitori evidenziano benefici per export europeo, accesso a materie prime e rilancio geopolitico dell’UE.
Dunque, l’accordo, firmato dopo 25 anni, mira a creare un’area di libero scambio, ma solleva questioni di diritto internazionale su standard, sovranità e politica commerciale strategica, con il commercio che oggi include sicurezza economica e dipendenze, non solo vantaggi economici.
Inoltre, l’approvazione finale dovrà passare dal voto del Parlamento europeo dove permangono forti incognite e il cammino per la ratifica potrebbe durare mesi.
Altresì, molti agricoltori sono già sul piede di guerra e annunciano nuovi blocchi con i loro trattori in mezza Europa.
Pertanto, non è retorico definire questa giornata “FONDAMENTALE” nell’ambito dei rapporti economici ma anche politici tra l’America Latina e il Vecchio Continente.
Peraltro, ricordiamo che fanno parte del Mercosur: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay; la Bolivia ha recentemente (2024/2025) concluso il processo di adesione a pieno titolo, mentre il Venezuela è stato sospeso, e altri paesi (Cile, Colombia, Ecuador, Perù, Guyana, Suriname) sono Stati associati.
Questo accordo invia, quindi, un segnale forte al mondo, riflette una scelta chiara e deliberata ovvero quella di preferire il commercio equo ai dazi doganali, scegliere una partnership produttiva e a lungo termine e, soprattutto, intendere offrire vantaggi reali e tangibili ai cittadini e alle aziende.
“La rilevanza” di questo accordo va al di là delle cifre.
Invero, lancia un messaggio sull’essenza del commercio libero, del multilateralismo e del diritto internazionale come base nel rapporto tra le regioni, invece che arma geopolitica”.
Ordunque, l’accordo Ue-Mercosur prevede l’eliminazione o forte riduzione dei dazi sul 90-93% delle esportazioni Ue verso i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay), con risparmi annui di oltre 4 miliardi di euro per settori chiave come automotive (dazi fino al 35% azzerati in 15-18 anni), macchinari, chimico-farmaceutico e agroalimentare; garantisce protezione per oltre 340 indicazioni geografiche europee (57 italiane, come Prosciutto di Parma), accesso preferenziale a materie prime critiche, procedure doganali semplificate e clausole di salvaguardia per filiere sensibili contro squilibri import; promuove standard UE su ambiente, diritti dei lavoratori e sviluppo sostenibile, creando un’area di libero scambio per 800 milioni di persone con crescita stimata dell’export UE fino a 50 miliardi entro il 2040.
Orbene, l’intesa prevede l’azzeramento o la forte riduzione dei dazi sui prodotti e servizi che rappresentano oltre il 90% dell’export UE, compresi settori nei quali si concentrano forti interessi commerciali offensivi italiani, quali automotive, macchinari industriali, prodotti chimici e farmaceutici.
In estrema sintesi ecco i principali punti dell’accordo:
l’eliminazione degli elevati dazi del MERCOSUR, che consentirà agli esportatori dell’UE di risparmiare oltre 4 miliardi di € di dazi doganali all’anno;
procedure doganali agevolate per le esportazioni europee;
accesso preferenziale esclusivo ad alcune materie prime critiche e a determinati prodotti verdi;
divieto di imitazione di oltre 340 prodotti alimentari tradizionali dell’UE riconosciuti come indicazioni geografiche, di cui 57 italiane. Si tratta del maggior numero di indicazioni geografiche mai protetto in un accordo dell’UE;
rispetto degli standard europei per i prodotti dei Paesi MERCOSUR importati nella UE.
